La cena degli ossi appartiene alla tradizione del nord est d’Italia, è un’occasione d’incontro tra amici che avviene in inverno quando si fanno i salami macellando i maiali. “Del maiale non si butta via niente” quante volte lo avete sentito dire! a questa regola non si sottraggono neanche gli ossi intorno ai quali si lascia un po’ di carne pensando poi alla cena. Vengono cucinati assieme alle altre parti povere del maiale quali i piedini,
grandi pentoloni pieni d’acqua con le verdure per insaporire (sedano, carota e cipolla), vengono messi a bollire con dentro gli ossi per ore. Si continua a schiumare le grandi quantità di grasso che salgono in superfice fino all’avvenuta cottura.
Grandi tavolate di commensali, si inizia con i quadratini di polenta abbrustolita con distese sopra le fettine di cotechino fumante, del migliore! quello che si attacca al palato. Ognuno ha portato del vino e si stappano bottiglie scatenando i confronti fra intenditori e presunti tali: “senti questo malbeck viene da…” ” vuoi mettere con il cabernet franc assaggia questo…” e fra “un’ ombra” e l’altra sale l’attesa, si pesta il sale grosso nel mortaio di pietra,
girano i vasetti di cren (salsa di rafano) vengono distribuiti i piatti di giardiniera (verdure miste in salamoia). Il momento è arrivato! lo si capisce dalle grandi terrine vuote che sono sistemate sul tavolo per raccogliere gli ossi spolpati ed eccoli finalmente i recipienti pieni di ossi caldi e fumanti.
Come d’incanto il silenzio scende per un attimo sulla combriccola e via tutti a prendere con le mani l’osso, salarlo sbranarlo e in una beatitudine atavica cresce la soddisfazione di buttarlo scarnificato per prenderne un altro continuando all’infinito perchè dalla cucina ne continuano ad arrivare di belli caldi.
